Lo shopping nel 2022: sostenibilità nei materiali, in produzione e nel sociale. Esplosione di siti e app dedicati a moda vintage e seconda mano.

Seconda mano, produzioni sostenibili e materie prime certificate. Secondo una recente ricerca di SDA Bocconi e Salesforce si spenderà dal 5% al 20% in più per prodotti che rispettino l’ambiente e la salute dei lavoratori.

La ricerca è stata condotta su un campione di consumatori ed è emerso che il 66% degli intervistati è interessato al benessere dei lavoratori, il 35% alla trasparenza e il 33% a ridurre i consumi di acqua impiegata per la produzione.

Anche i negozi dell’usato, di seconda mano e vintage sono un ottimo modo di intendere la sostenibilità e allontanarsi dal fast fashion. Il 69% degli intervistati si è dichiarato disponibile a pagare un prezzo maggiore per i vestiti usati: capi con maggiore qualità e destinati e durare nel tempo.

I capi usati e vintage sono spesso venduti anche online e via app, un fenomeno senza età che coinvolge dalla Gen Z ai Baby Boomers. Si tratta di una moda, senza dubbio, ma in questo caso particolarmente positiva e rispettosa del concetto di economia circolare. Non molto tempo fa c’era pregiudizio nell’ acquistare capi usati, ma ora è cambiato tutto e lo studio dimostra che questa sarà la tendenza negli anni a venire.

Inoltre è emerso anche che per i più giovani risulta particolarmente rilevante la tracciabilità dei capi, l’etichetta “Made in Italy” spesso non è sinonimo di trasparenza, come accadeva in passato.

Grazie quindi alle nuove app e siti dedicati al vintage ed ai negozi second hand, si tornerà sempre di più ad un nuovo modo di fare business, da persona a persona.

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