Lavoratori da remoto e nomadi digitali. I nuovi paladini del turismo sostenibile.

I lavoratori da remoto non lavorano in ufficio, a volte lavorano da casa ma comunque mai lontani dal proprio domicilio. Hanno vincoli e fasce orarie per gestire la loro attività da remoto. I nomadi digitali invece sono liberi professionisti che godono della possibilità di svolgere lavori non vincolati da orari o processi aziendali stringenti. Il lavoro è flessibile e gli consente di viaggiare per il mondo. Ad oggi sono stimati circa a 10mila i lavoratori italiani che si dichiarano Nomadi Digitali.

Da queste due figure è partita l’idea di molte attività locali e nazioni per incentivare il turismo Locale. Diverse destinazioni si stanno allontanando dai modelli di turismo tradizionale, che si basano su visitatori a breve termine. Negli ultimi mesi i governi di alcuni paesi hanno studiato appositi programmi per proporre visti che durino di più dei normali permessi turistici e siano destinati a chi è disposto a trasferirsi continuando a lavorare a distanza.

Ma dove vanno?

Molti remote workers hanno scelto località tipiche vacanziere (come le Canarie) per trascorrere lunghi periodi di soggiorno, altri scoprono o riscoprono il turismo sostenibile con lo scopo di permanere nei territori meno noti e meno popolati di alcune Nazioni per rilanciare l’economia locale e fare anche attività di volontariato.

  • Bermuda ad agosto 2020 è nato , il Work from Bermuda Certificate, destinato sia a chi lavora da remoto che agli studenti universitari. Si tratta di un adattamento di un programma di residenza già esistente e prevede il soggiorno sull’isola fino a un anno, con possibilità di rinnovo. I beneficiari possono entrare e uscire dal paese a loro piacimento. Requisiti necessari sono il possesso di un’assicurazione sanitaria sufficiente o la possibilità di pagare un pacchetto di assistenza direttamente sul posto.
  • Alle Canarie ci sono veri e propri centri di coworking e coliving.
  • Riserva della Biosfera Transfrontaliera della Meseta Iberica” ( tra Spagna e Portogallo) si stanno sviluppando progetti di soggiorno sostenibile.
  • Rimanendo in Portogallo, a Madeira, è nato Digital Nomad Madeira Project.
  • Sull’Oceano Indiano, le Mauritius con il Premium Visa si rivolgono a un pubblico più vasto: oltre a coloro che vogliono trasferirsi per lavorare a distanza, anche a chi vuole una seconda casa a lungo termine sulle isole o a chi desidera passare lì la pensione.
  • A Dubai con Work remotely from Dubai da ottobre si può lavorare da remoto per un anno nella città, con tanto di famiglia al seguito.
  • L’Estonia ha aperto le candidature per il Digital Nomad Visa for remote workers. Il visto consente a lavoratori stranieri di lavorare da remoto nel paese.
  • la Georgia spera di attirare cittadini stranieri che possano lavorare a distanza nel paese. Per farlo ha creato a Remotely from Georgia. I candidati potranno vivere e lavorare dalla Georgia a condizione che rimangano per sei mesi o più e possano permettersi di mettersi in quarantena a proprie spese per 14 giorni all’arrivo. Il programma ha ricevuto 2.700 domande di adesione nel giro di pochi giorni dall’apertura.
  • Anche la Croazia ha annunciato l’introduzione di un visto per nomade digitale.
  • In Islanda il governo ha recentemente modificato i regolamenti per consentire ai cittadini stranieri che lavorano a distanza per società straniere, o a freelance – presentando un contratto di lavoro, dichiarando il proprio reddito e possedendo un’assicurazione sanitaria – di richiedere un visto che consente loro e alle loro famiglie di rimanere sull’isola per un massimo di sei mesi.

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