Digitale: serve una svolta consapevole e sostenibile

Diciamolo: nessuno più è in grado di vivere senza l’ausilio della tecnologia, nemmeno il più integralista degli ambientalisti. Quando si parla di impresa poi, dotarsi di strumenti digitalizzati e all’avanguardia è indispensabile, soprattutto se si vuole evolvere verso un contesto più sostenibile. 

Seppur il digitale vada di pari passo con il progresso green grazie, per esempio, alle app anti spreco o a strumenti studiati per rendere le risorse più performanti ed efficienti, esiste una problematica che va en analizzata e con cui è necessario fare i conti: i rifiuti elettronici. 
Secondo lo studio “Sustainable It: Why it’s time for a Green revolution for your organization’s It” , curato dalla società francese leader nella consulenza informatica Capgemini, nel 2019 sono stati generati dalle aziende qualcosa come 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, con un balzo del 21% rispetto a cinque anni addietro.  

Nello stesso anno i datacenter hanno rappresentato circa l’1% della domanda energetica mondiale e la pandemia COVID-19 ha inciso ancor di più sull’impronta di carbonio della tecnologia informatica nelle imprese. 

Questo genere di scarti ha un impatto non indifferente sull’ambiente andando ad incidere notevolmente sulle emissioni di CO2 che da qui al 2025 è previsto incrementino del 20% l’anno; per non parlare dello smaltimento dei metalli rari e delle materie prime utilizzate per l’assemblamento degli hardware.  
 
Lo studio di Capgemini vuole, inoltre, mettere in evidenza il livello di inconsapevolezza relativamente alla sostenibilità informatica: il 57% delle persone interpellate nel sondaggio ammette di essere completamente all’oscuro delle emissioni che il comparto IT produce nella propria azienda e che circa l’89% di tutte le organizzazioni mondiali ricicli meno del 10% del materiale elettronico. Il settore più “ignorante” e meno green sarebbe quello bancario, mentre l’industria sarebbe tutto sommato più consapevole e coscienziosa.  

 La società di consulenza francese evidenzia che solo il 18% delle imprese avrebbe elaborato una strategia per la sostenibilità IT per il prossimo triennio, percentuale che si giustificherebbe dal fatto che mancherebbero gli standard e le competenze per la valutazione dell’impronta di carbonio e per incrementare i sistemi di sostenibilità. 

La verità è che non solo non si possa più nascondere la testa sotto la sabbia quando si parla di impatto ambientale, ma che non ne valga nemmeno la pena. Capgemini, infatti, mette in risalto il fatto che le imprese che hanno implementato soluzioni sostenibili in ambito informatico hanno registrato benefici: il 61% ha elevato la performance in ambito Esg, il 56% ha migliorato la soddisfazione della clientela e il 44% ha risparmiato sulle tasse.  

Alcuni colossi come Microsoft, la multinazionale IT per eccellenza, si stanno mobilitando con urgenza per ovviare a questo problema sperimentando approcci per ridurre notevolmente le necessità energetiche dei datacenter. Il progetto Natik di Microsoft ha come scopo quello di testare l’efficienza energetica delle centrali di dati sottomarine. 

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